Opera stravagante, El Menzoniero overamente Bosadrello – una raccolta di sonetti di stampo comico – costituisce un singolare prodotto culturale della Mantova del XV secolo. Scritta nei primi anni Sessanta del Quattrocento su richiesta di Barbara di Brandeburgo da Baldassarre da Fossombrone, segretario dei Gonzaga, l’opera fu impressa per la prima volta a Ferrara nel 1475 grazie all’intervento di Felice Feliciano. I bizzarri versi di Baldassarre sono dedicati alla bugia, aspetto che fa del Bosadrello il primo esempio consapevole e organico, in Italia, di Lügendichtung, genere frequentato nella letteratura turca, francese, inglese e tedesca. I richiami a mirabilia ed esotismi, le immagini paradossali ascrivibili al “mondo alla rovescia” e gli espliciti riferimenti al Paese di Cuccagna e alla letteratura di viaggio rendono questo “canzoniere della bugia” un’espressione poetica pressoché unica non solo nel panorama italiano ma anche in quello europeo. La raccolta conobbe un’inattesa e travagliata fortuna nel Cinquecento quando circolò, adespota e con il titolo di Busardello o Bugiardello, come gioco di sorte; fortuna che continuò nel Seicento, quando i sonetti furono persino plagiati. Dopo essere stato dissepolto nell’Ottocento e offerto in forma antologica, il Bosadrello, grazie a questa edizione, finalmente può essere letto in modo integrale e apprezzato in tutte le sue mirabili visioni.
Giuseppe Crimi si occupa di letteratura italiana, in prevalenza del periodo che va dal Trecento al Cinquecento. È autore de L’oscura lingua e il parlar sottile. Tradizione e fortuna del Burchiello (2005); con Cristiano Spila ha curato il volume Nanerie del Rinascimento. “La Nanea” di Michelangelo Serafini e altri versi di corte e d’accademia (2006).








